Un ragazzo di 39 anni è morto su una strada di una fredda domenica di gennaio in Basilicata. Il suo corpo esanime giace sulla strada, avvolto da una coperta termica. La strada è quella di Vaglio scalo.

La cronaca di incidenti è lunga su quella strada. Ma questo, pare, non è un incidente, ma il frutto della più bieca e atavica rivalità tra due cittadine del Vulture che si contendono chissà quale prestigio o identità.

Lo facevano in un tempo remoto, tra i boschi, poi nella politica, da decenni lo fanno nel calcio.

Il calcio divenuto un’arena o un campo di battaglia, sempre meno per chi indossa i pantaloncini. Loro, i calciatori, in tutte le categorie, lo fanno meno per “passione” e sempre più per la venale premialità.

Invece il “tifoso” si organizza, spende soldi, tempo, risorse per la “maglia”, per l’identità del suo paese e della sua città. Poi poco importa se il suo paese, la sua città non hanno i servizi, i tribunali, le ferrovie, il lavoro, le strade, scuole, amministratori onesti, per quello nessuno combatte, nessuno si indigna, nessuno si sfida.

Campionato di eccellenza lucano, due cittadine come quella di Melfi e Rionero sono costrette da qualche anno a giocare in un campionato minore per alterne vicende societarie.

Un campionato di eccellenza (scritto in piccolo) diventa il terreno di battaglia per i sodali di due squadre di calcio di una categoria che rappresenta l’Azimut di un movimento davvero minimo.

Un ragazzo di 39 anni giace per terra su una strada fredda di una gelida, noiosa come tante, domenica lucana.

Con lui, i suoi sogni, la sua famiglia, i suoi cari, il suo amore, la sua innocenza e quella di tutti noi.

Immagino tante parole, tante prese di posizione, tante iniziative, ma nessuno avrà il coraggio di mandare tutti a casa e chiudere bottega per lungo tempo!