Si chiama Mario, è un personaggio che starebbe bene in un film della Wertmüller. Ricorda molto il personaggio che interpretò Giancarlo Giannini con la Melato. Un burbero che ti accoglie nella sua barca che non è un barca vera e propria, ma una scialuppa di salvataggio. Modificata ed adeguata allo scopo. L’accoglienza è una via di mezzo tra un massacro e uno spettacolo di avan spettacolo. Mario arriva direttamente sulla spiaggia di Sapri. Tra bagnanti attoniti della spiaggia libera, a gran voce avverte gli avventori convinti e casuali sui prezzi e sulle destinazioni: “oggi si va a Maratea, la gita dura mezza giornata, chi vuole salire, sia convinto davvero….e preparata i soldi”. La scaletta di accesso non è comodissima. Un metro sopra il bagnasciuga. Non è per tutti i biotipi. La salita è la prima avventura della giornata. I casuali passeggeri, diventano reciprocamente assistenti e tutor, l’uno dell’altro. Mario interviene con un serafico e tranchand consiglio: “attenzione a vecchia”. Non sai se ridere o piangere, o diventare paladino dei diritti della terza età. Ma la partenza è immediata, il capitano informa i passeggeri sulle difficoltà economiche personali, su quanto costa il motore della barca, sul motore dei sogni che è in cima ai suoi desideri, quello che usava quando ha vissuto in Thailandia e quanto sia ladro il meccanico Peppino che l’ha riparato l’ultima volta. Mario è continuamente vittima auto-ironica e sadico carnefice dei suoi ospiti.

Doccia Fredda

Dopo questa prima doccia fredda verbale, fatta di racconti, di aneddoti e vicende vissute, con una continua e sadica attenzione alla “vecchia”: “…signò tutte apposte, non mi morite oggi, mi raccomando”. Mario ti avvince, e tutti i suoi ospiti, forse perché afflitti dalla sindrome di Stoccolma diventano suoi complici, i suoi toni duri nei confronti di chi è impacciato nel salire diventano immediatamente ironici e comici. Non da meno l’avventura nello scendere sulle tante spiaggette del Cilento dove ti farà approdare. In una costante risata che assale i circa 20 ospiti della imbarcazione che diventano spettatori e protagonisti dei suoi improperi contro il sistema, contro i meccanici esosi che chiedono cifre astronomiche per riparare la sua barca. Alla notizia che il giorno prima Di Maio e la sua fidanzata sono stati avvistati nel centro storico di Scario, Mario diventa una Iena. Non perché è contro chi governa, non perché è contro chi ostenta la sua improvvisa “riccanza”, non ce l’ha nemmeno con chi utilizza le auto Blu. Il suo rammarico non è nemmeno una guerra di campanile. Si dispera perché sulla sua barca non viene mai nessuno, mai un giapponese, un americano, un russo, un arabo, “solo questi quattro pezzenti”, indicando noi tutti e “sta vecchia che fra poco vomita”, “signò non vomitato ‘mò, dopo, quando scendiamo”. Senza soluzioni di continuità, Mario ti accompagna nel Cilento, facendoti scoprire insenature e spiagge inaspettate prima di Maratea. Una bellissima è quella che si affaccia di fronte allo scoglio dove c’è la statua della spigolatrice di Sapri, quella di Pisacane. L’acqua è azzurra come non mai, è fredda, li c’è una sorgente di acqua dolce che si versa nel mare alimentandone il colore brillante e la temperatura fresca. Il colore del mare ha delle sfumature che sembrano ritoccate con un photoshop naturale. Sopra c’è una roccia calcarea che accompagna il promontorio tra Sapri e Maratea. Si intravede anche un arcaico tratturo che veniva utilizzato nei secoli da chi commerciava prodotti tra i due insediamenti antropici.

La spiaggia che non ti aspetti
Mario racconta che il tratturo era talmente stretto e funzionava con la logica del Caravan serraglio: passavano di mano nello scambio la merce ed anche gli animali. Per poi ritornare le mani del proprietario, nel successivo scambio. Sono trenta minuti di vera estasi. Un piccolo eremo di spiaggia conquistato a fatica, una fatica ripagata con gli interessi e con un mare che non ti aspetti in una calda estate di agosto, dove le spiagge sono affollate ed un mare che di cristallino ha davvero poco. Un idro massaggio di benessere, il mare gustato nella sua essenza primordiale, in pochi, un lusso fuori dal comune. Mario ti abbandona nella tua spiaggia deserta dei sogni, in venti. Dopo venti minuti di estasi, sul piu’ bello, arrivando da ogni dove ecco manifestarsi una trentina tra barchini e motoscafi che rendono improvvisamente il sogno troppo affollato, il mar cobalto troppo colorato di kerosene. Mario urla “Me, tutti in barca, so arrivati i veri extra comunitari”. Ci carica velocemente e scopri un Capitano che non ti aspetti, ecologista e quasi profondo. Ma c’è anche la signora âgée. Si sente male. Dalla salita sulla barca, il mare è sempre meno cobalto, non solo per il Kerosene, anche per la vecchia. Si sente male, Mario non può non intervenire. L’ho fa a modo suo. Prende un secchio d’acqua nel mare e lo riversa sulla testa della malcapitata. Lo scoramento di tutti è concreto e tangibile, dura quasi un minuto. Il silenzio piu’ assoluto, viene rotto dalla voce della signora: “grazie ora sto meglio”. Mario non da spiegazione, il suo volto dice tutto, fiero di aver fatto la cosa giusta, continua il suo viaggio e la sua narrazione verace con un dialetto antico, quello dell’antica Lucania. Tra tante finte offerte, quella di Mario il Giancarlo Giannini di Sapri è un offerta autentica, grottesca, a volte arcigna ma genuina come questa terra ai confini tra Campania e Lucania. Una terra che cerca ancora una sua identità e che con personaggi come Mario offre una lettura non replicabile. Una esperienza da provare anche per chi ama il cinema e il mare. Approdati sulla spiaggia di Sapri, ai bagnati che ti chiedono informazioni sull’esperienza, non puoi che consigliarla. Una critica va fatta a Mario, quando offre i prodotti della sua terra e quei meravigliosi fichi, di vare meno il “braccino corto”, un frutto per ciascuno sa davvero di poco. Mario offrine almeno due.