Nel mese di agosto in tutta Italia ci sono tantissime sagre, eventi, percorsi gastronomici o riti religiosi. Si può girare l’Italia in lungo e in largo. C’è l’imbarazzo della scelta. Ogni offerta è unica e diversa dall’altra. Ogni borgo o paese è in grado di offrire qualcosa di autentico ed irripetibile. 8.000 paesi, altrettante sono le offerte culturali che meritano un viaggio o una escursione. In un piccolissimo paese del salernitano, Salvitelle, al confine con la Basilicata, si corre una corsa unica e forse poco conosciuta. E’ la corsa in onore del santo patrono, San Sebastiano. Salvitelle ha 518 abitanti. Il nome ha origine latine. I romani che attraversavano la impervia Lucania, arrivati ai confini con la Campania Felix, pare urlassero felici: Salve Tellum.

La corsa in onore di San Sebastiano si corre scalzi, giù da un pendio con una pendenze del 40%, tra rovi e pietre. La partenza viene data da 3 colpi di artificio. Il terzo colpo è quello che da il segnale definitivo per la partenza. Quasi 2 chilometri, corsi senza protezioni o calzari. Chi arriva integro al traguardo ha sotto i piedi i segni del proprio sacrificio. Gli atleti e devoti, corrono solo per devozione e fede, con la sola gratificazione di un salvifico bagno dei piedi all’arrivo, in una vasca piena di vino, dopo aver baciato la statua del santo patrono. Il 27 agosto hanno corso 41 devoti, con età che variava dai 10 ai 67 anni. In 10 hanno dovuto ricorrere alle cure dei sanitari. Alla corsa scalza, possono partecipare solo i residenti o chi ha un genitore nato a Salvitelle. Le donne non possono gareggiare.

L’origine della tradizione, come accade spesso in questi casi, non è chiara. Si racconta che nel 1656, il paese colpito da epidemia di peste, in un piccolo locale all’inizio del paese fu organizzato lazzaretto. Per chiedere la fine della epidemia fu portata in processione la statua di San Sebastiano ed infatti l’epidemia terminò.

D’allora, in ricordo di questo, si ripete il rito religioso e sullo stesso percorso tradizionale, i devoti cittadini corrono scalzi per invocare la protezione del santo sulle sorti del paese e delle colture. La statua del Santo viene portata in processione per le vie del paese. I portatori del santo si contendono all’asta tale privilegio. Il ricavato viene utilizzato per il finanziamento dei festeggiamenti. In tale occasione si svolgono la tradizione “corsa a piedi nudi” ed il “torneo di lotta greco romana”.

Ha vinto Francesco Brancato, tecnico comunale, per il quarto anno consecutivo. Ha percorso l’intero tragitto che parte dalla montagna, percorrendo gli impervi e scoscesi sentieri, fino alla chiesa, in solo 3,05’.